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Scelta DPI per mansione

La scelta dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), definiti come qualsiasi attrezzatura destinata a essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, è un tema di grande importanza per la prevenzione dei problemi per la sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. I DPI si dividono, per tipologia di protezione, in prima, seconda e terza categoria.

Prima categoria riguarda i pericoli di danni fisici di lieve entità di cui la persona che usa i DPI abbia la possibilità di percepire la progressiva verificazione di effetti lesivi quali ad esempio:

  • azioni lesive di lieve entità prodotte da strumenti meccanici
  • azioni lesive di lieve entità causate da prodotti detergenti
  • contatto o urti con oggetti caldi che non espongono ad una temperatura superiore ai 50°C
  • ordinari fenomeni atmosferici nel corso di attività professionali
  • urti lievi e vibrazioni inidonei a raggiungere organi vi tali ed a provocare lesioni a carattere permanente
  • azione lesiva dei raggi solari

Seconda categoria riguarda la protezione da tutti i pericoli che non rientrano nelle altre due categorie.

Terza categoria include i pericoli di morte o di lesioni gravi e di carattere permanente di cui la persona che usa i DPI non abbia la possibilità di percepire tempestivamente la verificazione istantanea degli effetti lesivi, quali ad esempio:

  • inquinamento dell’atmosfera respirabile o deficienza di ossigeno nella stessa (polveri, gas, combinazioni degli stessi, ecc.)
  • aggressioni chimiche e radiazioni ionizzanti (con DPI che assicurano protezioni limitate nel tempo)
  • temperatura d’aria non inferiore a 100°C, con o senza radiazioni infrarosse, fiamme o materiali in fusione
  • temperatura d’aria non superiore a – 50°C
  • cadute dall’alto
  • tensioni elettriche pericolose

Stabilita la presenza di un rischio residuo si procede all’analisi delle condizioni di lavoro legate al tipo di lavoro da eseguire e, in base al tipo di rischio, si identificano le parti del corpo che potenzialmente possono essere interessate. La natura del rischio e le parti del corpo interessate permettono di stabilire quali tipologie di dispositivi saranno necessarie e quali devono essere le caratteristiche del DPI per assolvere con successo alla funzione prevista.

I DPI, secondo quanto richiesto dal D.Lgs. 81/08 , devono tener conto delle esigenze ergonomiche del lavoratore e adattarsi alle sue necessità. Non esiste un sistema codificato che stabilisca le procedure da adottare per l’identificazione e la scelta dei DPI che, pertanto, devono tener conto anche del sesso di chi li porterà. Le donne lavoratrici rappresentano in Italia circa il 40% degli occupati ed è, dunque, necessario soffermarsi sulla scelta dei dispositivi di protezione anche in un’ottica di genere. Tra lavoratrici e lavoratori non c’è solo una differenza fisica: vi sono condizioni di partenza diverse, modalità percettive e anche differenti vulnerabilità. È dunque necessario, specialmente nella valutazione dei rischi, riconoscere tali differenze e adottare un approccio sensibile alla dimensione di genere.

Per tutti i DPI che necessitano di manutenzione dovrà essere istituito apposito registro, sul quale un responsabile nominato dal datore di lavoro dovrà annotare la consegna, le verifiche per l’accertamento di eventuali difetti, la pulizia e disinfezione, le riparazioni e le sostituzioni.

IN EVIDENZAomesso utilizzo di DPI è comunque responsabile il datore di lavoro. La Corte di Cassazione, sez. IV, con la sentenza n. 22413 del 3 novembre 2015, ha accolto il ricorso del congiunto di un lavoratore rimasto vittima di un infortunio sul lavoro, affermando la responsabilità del datore di lavoro per non aver vigilato sul rispetto delle norme di prevenzione

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